Coronavirus: la conquista della responsabilità

di Francesco Paolo Barbato
(Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali,
Link Campus University)

bandiera europea
Una sfida globale da affrontare con spirito comunitario.

Affinché l’Europa e il mondo possano ripartire, occorrono riforme strutturali e politiche comuni che sappiano governare le differenze e rispondere in modo costruttivo e responsabile agli stimoli della globalizzazione.

L’espressione “post Covid-19” presenta in sé un difetto fondamentale, poiché il termine “post” indica qualcosa che viene dopo qualcos’altro, che si può ritenere definitivamente concluso. In verità, crisi di questo tipo e di questa rilevanza storica producono i loro effetti ben oltre la loro apparente scomparsa e non sono, quindi, affatto da ritenersi completamente estinte. L’uomo di oggi risente ancora delle tragedie e delle spiacevoli vicissitudini del secolo breve e delle cause storiche che hanno portato ai numerosi misfatti verificatisi.

La storia non è un insieme di fatti, quanto un complicato processo evolutivo in cui ogni momento è frutto degli effetti di quelli precedenti. Dunque, più che discorrere di “convivenza con il virus”, è bene che oggi iniziamo a progettare, pianificare con responsabilità la nostra convivenza, il nostro adattamento con le conseguenze e con i cambiamenti strutturali che tale vicenda ha causato. La pandemia dimostra che, ormai, ogni fenomeno va affrontato nella sua complessità e nei suoi caratteri sempre più globali. Il virus non è una questione italiana, piuttosto che cinese, piuttosto che americana, ma interessa e coinvolge tutti, dalla città di Wuhan allo Stato di New York.

La globalizzazione porta ogni sfida ad amplificarsi e ad agire su ogni contesto nazionale e internazionale e non è più possibile condurre un’analisi delle più disparate problematiche, senza considerare che ognuna di esse appartiene alla grande comunità umana. Gli attori del palcoscenico internazionale, quindi, dovrebbero impostare e indirizzare la propria politica, modellare i propri sistemi rispondendo congiuntamente al grande richiamo della globalità. Affinché avvenga ciò è necessario capire che la cooperazione e la collaborazione non sono valori astratti, ma giungono alla propria concretezza solo quando si supera l’idea escludente di sé e si ragiona in termini di visione includente del noi.

L’agire comune e responsabile

Risulta evidentemente complicato gestire la globalizzazione e le sue minacce rimarcando i confini nazionali o volendo imporre il proprio modello in Paesi ai quali, per loro natura storica e culturale, non può appartenere. È il grande fallimento dell’obiettivo occidentale di democraticizzare l’intero Oriente o dell’ideale islamico che, dalle sue origini, intende unificare l’universo sotto l’egida spirituale della sua religione. Rendere universale, assoluta un’ideologia è un processo che sempre si configura irrealizzabile in partenza, poiché accettare e riconoscere che il mondo vive di peculiarità sembra essere imprescindibile, tentare la convivenza e il confronto tra esse con soluzioni globali è di assoluta importanza.

Le relazioni internazionali portano il segno del rispetto vicendevole e della promozione comune sotto la responsabilità di ognuno. Nel secondo dopoguerra il cosiddetto Piano Marshall costituì uno dei più grandi successi dell’umanità in termini di aiuto reciproco, di multilateralità e di visione prospettica maturata durante, e non dopo, l’emergenza, permettendo all’Europa di superare in tempi rapidi la grande crisi che la guerra aveva lasciato, impedendo una catastrofe economica e sociale, destinata ad affamare interi popoli. Permise all’Europa e ai suoi Paesi di contrastare la minaccia comunista, diventando il baluardo della democrazia e dei diritti umani che è oggi.

Esperienze come il Covid-19 e una gestione non comune di esse da parte delle Istituzioni Europee, complicano e mettono in dubbio la sopravvivenza stessa del progetto europeo. Alla grande conquista di libertà del secolo scorso deve ora seguire la grande conquista dell’utilizzo responsabile della libertà. L’unico modo per procedere a tale scopo è agire insieme sotto tutti i punti di vista, a partire da quello economico-finanziario, senza sottovalutare l’importanza del rispetto ambientale da parte dell’uomo. La libertà degli scambi non è equa se non subordinata alle esigenze di giustizia sociale, l’azione dei singoli individui e dei singoli Paesi nel grande mercato aperto ha forti ricadute sugli altri, producendo disuguaglianze e frammentazioni, che appaiono ormai secolarizzate.

Bisognerebbe quindi ripensare al principio base del libero scambio, evitando di legare meccanicamente, in modo deterministico, tutte le libertà, etiche, politiche, culturali alla pura libertà economica. È evidente che il ruolo dello Stato è minimizzato in un contesto di capitalismo progressista che agisce, però, in un’epoca di generale malcontento. Quando crisi come il Covid-19 colpiscono, però, ci rivolgiamo allo Stato, il settore privato non è in grado di proteggerci quando la salute comune diventa il principale tema di discussione globale.

Uno sguardo di lungo periodo

Un’intelligente proiezione al futuro, processi di riforme sistemiche, valide politiche di prevenzione e progettualità, consentirebbero all’uomo di subire meno queste spiacevoli contingenze e di vincere la sua perenne battaglia con l’imprevedibile. L’uomo, le sue Istituzioni nazionali e sovranazionali, la grande rete dei mercati globali, vanno responsabilizzati ed educati ad una concezione della società che sia del tutto inclusiva e solidale. Il grande compito di anziani, adulti e studenti è quello di calarsi in quest’ottica di apertura, che permette a ognuno di noi di raggiungere una piena fioritura.

Il reiterato disfattismo e inconcludenti critiche, che sono approcci frequenti in situazioni di emergenza, non portano ad alcun passo in avanti. Spesso infatti si assiste ad una mera analisi delle grandi crisi senza che vengano proposte possibili soluzioni, come fa “un ateo praticante seduto in Chiesa la domenica che si mette a posto, un po’ in disparte, per dissentire dalla predica” (Samuele Bersani, Lo scrutatore non votante, 2006).

La responsabilità, la solidarietà, lo spirito di comunità, la capacità di vedere oltre e l’oltre, la riduzione delle disuguaglianze sono le basi per un nuovo inizio. L’uomo, l’Europa e il mondo intero si trovano davanti a una scelta difficile. Mi auguro che si decida per il meglio.

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