Il Coronavirus e la digitalizzazione dell’Italia

di Gioia Zanobini

grafico su un monitor

Il Coronavirus ha fatto per la digitalizzazione dell’Italia più di quando abbia fatto la politica negli ultimi venticinque anni.1

Il COVID-19 ha costretto il nostro paese ad accelerare un percorso, quello della digitalizzazione, che prima a stento faceva parte delle nostre vite quotidiane. Oggi, a maggio del 2020 possiamo renderci conto della potenza immensa di questo strumento, che va aldilà del mero intrattenimento o dell’informazione.

Partendo dall’analisi dei dati ufficiali presenti sul “Digital Economy and Society Index (Desi Report 2019) ”, che misura lo stato di attuazione dell’Agenda Digitale nei Paesi europei, l’Italia si colloca al 24º posto fra i 28 Stati membri dell’UE.
Seppure siamo ancora lontani dal podio, il 2019 e i primi mesi del 2020, sono stati fondamentali per recuperare il divario tecnologico digitale con gli altri paesi ed il nostro punteggio complessivo su Desi è migliorato di 5 punti (da 38,9 nel 2018 a 43,9 nel 2019), contro i 2,7 punti della media europea. Nessun altro paese ha registrato una crescita più elevata di quella italiana.

Da questo periodo così buio e triste per i tanti decessi, l’Italia è riuscita a trovare uno spiraglio di luce, dettato dai numerosi schermi dei pc accesi nelle nostre case.
Si è capito, finalmente, che i supporti delle tecnologie digitali potrebbero rappresentare le nuove infrastrutture portanti dello sviluppo del nostro paese.
Come spiega in una nota Alessandro Perego, responsabile scientifico degli Osservatori Digital Innovation: “Per incidere veramente ora serve una visione di lungo periodo in cui la trasformazione digitale guidata dalla PA diventi la base per la crescita economica nei prossimi anni”2.
In giorni difficili come questi, dal mondo del lavoro con lo Smart working, a quello dell’istruzione con le lezioni a distanza e della sanità guidata da piattaforme AI e da cloud services avanzati, si è cercato di sfruttare al massimo, le potenzialità della tecnologia, per continuare ad apprendere nuovi concetti e stare, seppure virtualmente, comunque assieme.

Si è potuto constatare che in questo scenario, la tecnologia si è rivelata un alleato essenziale per la gestione dell’analisi dei dati del virus, della sua diffusione e dell’impatto che ha avuto in ciascun paese.

Specialmente in ambito sanitario, si è riusciti a mantenere dei legami tra i pazienti e le loro famiglie, attraverso l’uso di tablet, telefonini e di robot che permettono di monitorare il paziente, azioni che altrimenti sarebbero stati alquanto impossibili da realizzare per via delle opportune misure di prevenzione da attuare in caso di sintomo di Covid-19.

Come afferma Mignanelli: “La speranza è che l’epidemia, che costringe le persone a casa, possa contribuire a convincere gli imprenditori – soprattutto i più piccoli – che gli investimenti in tecnologia sono necessari per aumentare la produttività. Farlo non vuol dire necessariamente ridurre il costo del lavoro ma, al contrario, fare aumentare contenuti e capacità di chi lavora”.

Pertanto, speriamo che l’Italia continui su questo percorso della digitalizzazione e auguriamoci che possa essere un percorso sempre più illuminato, per un’Italia nuova, per un’Italia più Smart, allineata ai paesi del Nord Europa. Anche dopo un momento doloroso, può uscire un’opportunità positiva!

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