Il “racconto dei servizi”, dopo Silva Romano. Resilienza e libertà di Movimento

silvia romano

Viaggiare consapevolmente: precauzioni, accorgimenti e comportamenti per muoversi, vivere e lavorare in Paesi considerati a rischio”.
E’ una lezione open del Corso di Laurea in Scienze della Difesa e Sicurezza.

Una della componenti più qualificate e forti della storia e dell’offerta della Link Campus University è la formazione strategica e multidisciplinare sui temi della Sicurezza e della Difesa. Sugli early warning, sui cambiamenti di modalità, i rischi, gli strumenti e gli scenari internazionali che hanno costantemente aggiornato la dotazione e la qualità del capitale umano su cui si fondano dei sistemi di difesa, ma anche di intelligence e sicurezza.

Pandemia (e infodemia) hanno confermato quanto sia importante un approccio informato, analitico, scientifico e integrato alle “minacce” impensabili o finora impensate per la sicurezza, nell’epoca della globalizzazione.

Difesa e Sicurezza, intelligence sul campo, su fonti aperte, cybersecurity, e insieme trasparenza, competenze di psicologia forense, scientifica (per tutte le forze dell’ordine e i sistemi di difesa), si affiancano all’analisi delle variabili politiche, sociali, economiche, regionali e internazionali.

Questo dovrebbe ridurre la superficialità di gossip e dei pregiudizi su chi lavora per la nostra sicurezza. Uomini e donne cui si rende onore solo quando ottengono la liberazione di un ostaggio, come la giovane Silvia Romano, salvo ripiombare nelle polemiche di parte, con gli ostaggi degli altri. Un’opera di “chiarimento” contro la “disinformazione”, di debunking che studenti e docenti della Link Campus conoscono bene per tradizione, impegno e rigore.

Spie, spionaggio, barbe finte, trame, intrighi, percorsi opachi e intenzioni trasversali, scandali inventati o millantati, sono, di solito, l’esca di una informazione a tesi che non aiuta a capire, né ad approfondire la preparazione, la fatica del lavoro di formazione accademica e preferisce raccontare per stereotipi, usando le logiche della fiction. Sia detto con tutto il rispetto per il genere che, com’è spiegato molto bene nelle ricerche Europee della Università Link Campus) sono ormai la cornice interpretativa della pubblica opinione.

Diversamente da UK, USA, Francia, Germania, e Israele dove il buono e il cattivo, la critica ed il racconto, nelle fiction trovano spazio insieme al valore nazionale delle istituzioni di sicurezza e intelligence, in Italia un sistema mediatico radicalizzato e polarizzato preferisce “fare (pessime) fiction”, a inseguire plot astrusi e irreali per tirare la coperta verso la polemica politica o scandalistica; attribuendo spesso a chi opera in queste istituzioni una presunzione di colpevolezza.

Lo schema è: forze dell’ordine e magistrati (più o meno ben rappresentati da ottimi sceneggiatori), contro la delinquenza organizzata (sovrarappresentata anche in modo egregio), l’ingiustizia sociale e il degrado (genericamente evocati).

I servizi di intelligence sono nel racconto mediatico un lato oscuro, che si illumina per il ringraziamento di un attimo. E’ bene che invece gli sforzi e gli studi, le analisi internazionali, geopolitiche e militari, del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica vengano finalmente in luce come protezione permanente e avanzata dalle emergenze e dai rischi più diversi, come pilastri del nostra libertà e (ora) della nostra resilienza.

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