Impara l’app e mettila da parte

di Pasquale Russo

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Alcune riflessioni su come evitare che gli strumenti di prevenzione e mitigazione dei rischi di contagio nelle fasi due e tre del post lockdown da coronavirus falliscano

Le leggi dell’Intelligenza Artificiale

Come tutti sappiamo i bit in un computer sono o Zero o Uno, acceso o spento, ma i neuroni del nostro cervello non funzionano così, i neuroni superato un valore soglia in cui sono come spenti, assumono una molteplicità diversi da zero che provengono dall’integrazione dei segnali che gli giungono dalla rete a lui connessa.

Insomma il cervello non ha un funzionamento digitale, ma assolutamente analogico, un po’ come i vecchi amplificatori a valvole piuttosto che questi attuali con componenti a stato solido.

Quindi la rete di neuroni che forma il nostro cervello non è un una insieme di numeri 0 e di numeri 1 che si accendono e si spengono, ma una stupenda collezione di onde continue che danzano, si incontrano, si integrano, si disintegrano come in una rete infinita di canali d’acqua di una magnifica immaginazione di Escher.

Questo è il nostro cervello, invece le leggi che guidano lo sviluppo delle intelligenze artificiali, sono tre, la prima è nota come legge di Ashby, uno dei padri della cibernetica, che afferma che qualsiasi sistema di controllo efficace deve essere complesso quanto il sistema che controlla.

La seconda legge descritta da John von Neumann afferma che la caratteristica distintiva di un sistema complesso è che esso definisce la sua descrizione comportamentale più semplice, cioè Il modello completo più semplice di un organismo è l’organismo stesso.

La terza legge afferma che qualsiasi sistema abbastanza semplice da essere comprensibile non sarà abbastanza complesso da comportarsi in modo intelligente, mentre qualsiasi sistema abbastanza complesso da comportarsi in modo intelligente sarà troppo complicato da capire.

Seppur la terza legge conforta coloro che temono la sostituzione dell’intelligenza umana con quella artificiale, è proprio questa quella che maggiormente si frappone all’uso di una app come quelle fino ad ora proposte per la gestione delle fasi 2 e 3 susseguenti la crisi da Coronavirus.

Allora se ricordo bene l’app Immuni funziona come segue (ripreso da una pubblicazione web):

  • Quando uno dei soggetti che ha scaricato l’app risulta positivo al virus, gli operatori sanitari gli forniscono un codice con il quale questi può scaricare su un server ministeriale il log degli ID con cui è stato in contatto nei giorni precedenti (a un metro, per un numero sufficiente di secondi), così da consentire il loro “abbinamento” agli utenti che hanno scaricato l’app.
  • A questo punto un “vaglio qualitativo” algoritmico dei contatti, per ridurre il rischio di falsi positivi, valuta la vicinanza fra i dispositivi e tempo di esposizione fra gli stessi e restituisce un valore di “rischio contagio” e genera un elenco di persone da avvertire tramite smartphone.
  • Il server quindi invia una notifica ai dispositivi di persone potenzialmente a rischio, che arriva sempre tramite l’app.
  • La notifica ha un messaggio deciso dalle autorità sanitarie e chiede di seguire un protocollo (isolamento, contattare numeri di emergenza per tamponi).
  • La trasmissione dei dati, stando allo standard del progetto PEPP-PT, cui Bending Spoons aderisce, è cifrata e firmata digitalmente per garantire la massima sicurezza e riservatezza in questa fase di “uscita” del dato dallo smartphone del singolo utente.

Poiché l’app dovrà essere scaricata da almeno il 60% degli italiani, e questo è il minimo dominio di applicazione per avere efficacia e che comportamenti dei cittadini non possono ritenersi chiusi all’interno dei valori “uno” o “zero” viene spontaneo porsi le seguenti domande:

Prima domanda: il sistema di controllo impostato su Immuni è complesso quanto il sistema che controlla?

Seconda domanda: il sistema impostato su Immuni coincide con il sistema dei positivi coronavirus?

Terza domanda: il sistema impostato su Immuni è comprensibile?

 

Manca ancora la foto segnaletica chiara del Coronavirus

Dopo quattro mesi di letture di ricerche sappiamo moltissime cose, ma non sappiamo ancora abbastanza per spiegare tutti i comportamenti del coronavirus Covid 19.

Tali comportamenti ci appaiono a volte contraddittori, a volte inaspettati proprio perché il nostro sistema immunitario è complesso e la sua risposta all’infezione può essere diversissima anche in persone che hanno la stessa familiaretà.

Il lavoro che stanno facendo gli scienziati alla ricerca di un vaccino è quella di fornire al nostro sistema immunitario una foto segnaletica del Covid 19, in maniera che questo possa essere immediatamente riconosciuto come intruso così che possa inviare la squadra giusta di anticorpi SWAT a distruggerlo.

Per realizzare questa foto segnaletica ci vorranno ancora 10, 12 mesi e poiché non sappiamo tutto, non sappiamo neanche se il coronavirus farà una plastica facciale per non farsi identificare.

Per questo ritengo che, per avere successo ogni sistema debba basarsi sul senso di responsabilità civica degli italiani per costruire un sistema complesso, cittadino-app, che ponga la nostra capacità di giudizio sopra quella automatica dei sistemi informatici.

Fino a che non avremo fornito la foto segnaletica del coronavirus al sistema immunitario, bisognerà dare agli italiani uno strumento di autoregolazione degli spostamenti e una rete di controllo distribuita e nazionale di sensori per il controllo, ma questo sarà l’argomento del mio prossimo articolo.

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