Liberate l’Università

di Massimo Micucci

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Dovrebbe essere il turno della Semplificazione. Scuole e l’università restano chiuse, costose e complicate. Erano poco frequentati, gli Atenei, e sono ancora in emergenza; lezioni ed, in parte, esami sono a distanza ; alla ripresa dovranno ancora funzionare nelle difficili condizioni in cui stavano prima, ma con l’aggravio della crisi. Si sono stanziati soldi, per il diritto allo studio e per la ricerca. Bene. Resta importante, però che si riaprano in sicurezza i luoghi, che i giovani possano partecipare socialmente alla loro formazione, senza che si perda il valore (acquisito nonostante le proteste e la contrapposizione dei guardiani di pietra), che l’uso delle tecnologie può aggiungere anche alla didattica in presenza; si pensi agli studenti lavoratori, ai fuori sede al gran numero degli studenti che non riescono a garantire presenza alle lezioni, am anche alle docenze internazionali etc.

Se non vogliamo ri-partire da una crisi di cui s’è già detto “E’ tempo, lo ripetiamo, di scelte coraggiose, di Smart University“, di liberare l’Università dalle pastoie del passato, dai vincoli burocratici, dalla lentezza, dalla vischiosità delle carriere, dalla mancanza di interazione con il lavoro ed i suoi cambiamenti, dalla distanza rispetto all’istruzione secondaria, dalla mancanza di interdisciplinarietà e contaminazione con la realtà che la rendono poco attrattiva ed utile.

Sulla semplificazione: cominciate dall’Università e cominciate dai nomi delle cose.
Il sistema (INDISPENSABILE) di gestione digitale dell’università si chiama GOMP, cioè “Gestione degli Ordinamenti, dei Manifesti degli studi e della Programmazione didattica”, (sic!) ed è figlio di ….regole di cui spiega le genesi decretizia e ministerializia il dott. Ciro Amendola, (Alfonso Celotto), nella sua rubrica sulle sigle della PA.

Chi ha voglia di sofferenze più «recenti», sempre a proposito di Università, sappia che , siccome era difficile avvicinare giovani e lavoro, anche attraverso l’università, l’Alternanza Scuola Lavoro (che già suonava male con ASL) ora si chiama PCTO . Non Partito Comunista Trotzkista Operaio , cari“boomer”, ma “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento” : via il «lavoro» , che pareva brutto, e giù un’altra sigla per avere la certezza che non si capisca niente. Sono solo due esempi ma chi deve decidere sulla semplificazione leggesse la lista in tre pagine di acronimi che riguardano l’università pubblicata dalla Sapienza , tra Miur, Rad, Anvur e Ava e, almeno, visto che «nomina (e acronima) sum consecuentia rerum» facesse una spunta per levarne o unificare almeno il 50%.

Liberate atenei, docenti, ricercatori e studenti dalla schiavitù delle sigle incomprensibili ed immutabili, dal reticolo, che vi corrisponde, di controlli e verifiche ex ante di tutto, liberate anche i funzionari pubblici dalla schiavitù del “fine-adempimenti-mai”, da audit estenuanti, dai rischi di indagini peregrine, dai criteri astrusi dei requisiti minimi, dai tempi infiniti e dalle infinite ingiustizie delle valutazioni in conflitto di interesse, dagli algoritmi analogici e preistorici e dalle graduatorie micrometriche.

Date pochi criteri, ed indirizzi, di responsabilità e risultato; premiate i programmi audaci, interdisciplinari, l’accessibilità, l’apporto innovativo, l’esperienza pratica, il rapporto col lavoro, i risultati, anche della ricerca.

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