Oltre il coronavirus. Ripensiamo il silenzio, ritrovando la voce

di Marco Emanuele

microfono e mixer

Istituita dall’ONU, il 16 aprile è la Giornata mondiale della voce.

Ci piace, come antivirus, pensare alla voce come strumento vitale nel mondo post-pandemia. Papa Francesco, il 27 marzo scorso e nelle successive meditazioni pasquali, ci ha offerto il silenzio che attraversa le nostre parole vuote, vacue, violente. E ci ha ricordato che la voce del mondo è necessaria per restituire dignità a ogni voce oltraggiata, vilipesa, negata.

Qui vogliamo dare voce.

Voce ai giovani

Che sia, quello dopo il coronavirus, un mondo nel quale i giovani possano far sentire la loro creatività. L’università ha un grande ruolo: ripensare la trasmissione della conoscenza, dare voce alla sua bellezza, alla sua complessità. Che l’università, attraverso la sua voce, faccia sentire ai giovani di aver bisogno della loro voce. Che sia un circolo libero e liberante.

Spesso si dice che la tecnologia è opprimente, che ci toglie voce. La sfida che il nostro ateneo ha raccolto, e che percorre, è di usare la tecnologia per ascoltare più voci, per integrare le voci della freschezza e dell’esperienza, per costruire progetti di senso e di significato.

Voce alle donne

Se diamo voce alle donne il mondo sarà migliore. La debolezza di chi violenta, anche approfittando della forzata convivenza, è segno della crisi irreversibile di un mondo solo maschile. Qui la voce diventi denuncia, ma non solo.

A chi non ritrova la sua parte femminile diciamo che lascia senza voce la parte migliore. Nel buio-senza-voce muore il mosaico dell’umano, cala un’ombra tragica sulla condizione umana. Ma, fuori dal negativo, il positivo della voce femminile è in un mondo poetico, non solo prosaico.

Voce come denuncia e voce come progetto. Le donne ci insegnano.

Voce alla scienza

Si esce dall’emergenza solo se si condivide il percorso della scienza, se ne abbiamo (co)scienza. Qui la voce è di speranza, nell’impegno.

La scienza non è voce della certezza ma del dubbio che diventa soluzione. Non chiediamo miracoli. Sappiamo che ci vogliono serietà e abnegazione. Guardiamo alla voce della scienza con un pensiero razionale ma non razionalizzatore.

Sappiamo che la scienza ce la farà. Che sia la voce del realismo, contro l’improvvisazione e le fake news.

Voce alla politica

Vorremmo che fosse una voce di ricostruzione. Non più balletto dialettico sulla pelle di chi non ce la fa, la politica sia la voce del futuro. Tutti insieme, nella società, siamo chiamati a dare voce al futuro: singoli cittadini, imprenditori, accademici, intellettuali, non solo i nostri rappresentanti e i governanti.

Chiediamo alla politica di portarci già nel futuro. Che sia una voce unica, che permetta a tutti di farcela. Non si chiede la perfezione ma la velocità di una voce che decida, che non si lasci cadere nelle pastoie di burocrazie senza voce. Perché la società è un unicum, un processo che deve evolvere insieme. Ancora sentiamo, nel ritardo di decisioni confuse, l’incapacità di accompagnare la voce del progetto.

Related Posts

Leave a comment