Post-coronavirus: Fondamenti dopo l’emergenza

Odeon of Herodes Atticus

Nel tempo del nemico “invisibile” ci vogliono decisioni chiare, certe, una comunicazione finalizzata, leadership adeguate.

Il passaggio è delicato, come altri momenti nella storia recente dell’Europa e del mondo. Se ne è parlato, con grande realismo, in una digital conference sul tema “Fondamenti dopo l’emergenza” organizzata dalla Link Campus University.

Vincenzo Scotti, Massimo Cacciari e Maurizio Melani, con riflessioni profonde e calate nei nodi veri del presente, hanno reso evidente la posta in gioco.

Richiamando Churchill e Beveridge, e la loro capacità di pensare concretamente il dopo sotto le bombe della seconda guerra mondiale, di fronte a una situazione come quella che il mondo sta vivendo la politica deve avere un sussulto, ritrovare la forza e la capacità di decidere insieme, la sua dignità. Non ci vogliono leggi straordinarie ma sono l’Europa nel suo complesso e i singoli Paesi a dover comprendere l’importanza di ciò che accade; senza scaricare tutte le responsabilità su Bruxelles occorre avere uno sguardo al contempo nazionale e sovranazionale. Se le sfide globali non possono essere affrontate e vinte dai singoli Stati, non vi è dubbio che ai livelli nazionali occorre agire come non si è fatto, almeno in Italia, negli ultimi trent’anni.

Dentro le riforme istituzionali, è urgente ritrovare le ragioni e le forme di un’alleanza strategica tra scienza, tecnologia e politica. Nulla è separato dal resto.

Occorre alzare la voce e dire con forza, ponendo al centro la realtà delle famiglie e delle imprese in una crisi economica con numeri drammatici, che non basta più garantire che le cose si faranno: occorre farle, senza se e senza ma e in tempi certi.

In passaggi storici come questo, le attese e le incertezze sono i veri nemici delle democrazie liberali. Non a caso, infatti, due temi sono emersi con forza: il rapporto (da ripensare) tra le democrazie liberali e i processi di globalizzazione e, soprattutto, il fatto che – inevitabilmente – si “affermeranno” nella consapevolezza pubblica quei sistemi “illiberali” che, per capacità di decisione, “doppiano” i sistemi liberali spesso prigionieri delle loro stesse architetture istituzionali e di sistemi normativi barocchi.

Realismo impone anche di sottolineare lo sforzo straordinario che le Istituzioni europee stanno facendo in questa fase. I rapporti di forza all’ interno dell’Europa, però, sono del tutto evidenti e pesano. Ma il virus non si ferma ai confini, coinvolge tutti, indistintamente. Per questo, affinché le parole non restino vane, occorre saper governare la complessità.

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