Quale libertà ?

di Marco Emanuele

uomo apre le braccia davanti il mare

Nel post-coronavirus si pone il tema di quale libertà vivremo.

Libertà significa molte cose: libertà “da”, “con”, di scegliere. Tutte queste “forme” della libertà convivono in noi e nelle nostre società. Ma, quando ci de-distanzieremo socialmente, in una fase da luce in fondo al tunnel, cosa troveremo ?

Pur avendo fiducia nella scienza, val bene domandarsi – dubbiosi – cosa ne sarà della libertà, fondamento del nostro essere soggetti e del nostro convivere. Si annunciano analisi mediche massificanti, app di controllo, ecc. Ci dicono che nulla sarà come prima.

Responsabili nel dubbio

Se questo non è il tempo delle rese dei conti, ma dell’impegno comune e il più possibile risolutivo, il pensiero non può che andare al rapporto tra responsabilità e dubbio.

Avere dubbi, infatti, è l’unico modo per essere realisticamente responsabili. Se siamo soggetti, certo “agiti” ma anche “agenti”, dobbiamo difendere la categoria del “politico”, di un progetto di società che nessuno può imporci ma che abbiamo la responsabilità di immaginare insieme.

In diversi, su queste pagine, esprimono idee del tutto condivisibili sull’ “architettura” del dopo. Con questo contributo, umilmente ma con decisione, si vuole porre il tema di come dovremo ripensare la nostra responsabilità e, dunque, di come dovremo fare esperienza della nostra libertà.

La mia libertà comincia dove comincia quella dell’altro

De-distanziarsi non basta. Almeno per chi scrive, un modo interessante di ritornare a vivere la libertà è nel senso di riscoprire il pluralismo. In questa prospettiva, la libertà non può che essere liberazione.

Attraverso la tecnologia, in queste settimane di lockdown, forse stiamo capendo che il “giusto” utilizzo di ciò che è a nostra disposizione dipende esclusivamente da noi. Sta a noi, infatti, di vivere la prossimità nel senso della relazione, della ricostruzione del comune, della condivisione della conoscenza.

Libertà, allora, come circolo virtuoso. Ecco, guardando nell’oltre, il senso della nostra “responsabilità dubbiosa”.

Alert finale

Conserviamo la capacità di maturare in noi anticorpi anche culturali. Se le tecnologie sono utili, e lo saranno sempre di più, attenzione al rischio “sorveglianza”. Forse, come c’insegna il filosofo Byung-chul Han, non ce ne accorgeremo perché si tratta di un potere-in-noi. Ma, sottolineiamo, si faccia attenzione a non cadere del tutto nella trappola dell’auto-dominio: mantenere vivo il dubbio, per una responsabilità degna di questo nome, è possibilità per camminare liberi.

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