Un miliardo di Zombies. Intervenire subito nelle aree di crisi umanitaria

di Massimo Micucci

zombies

Sulla base di potenziali scenari di risposta, secondo l’International Rescue Committee, ci saranno tra 500 e 1 miliardo le infezioni da Covid-19 che causeranno tra 1,7 e 3,2 milioni di decessi, in 34 paesi colpiti da conflitti e fragili. Questo in base ad uno studio fondato su modelli epidemiologici e dati prodotti dall’Imperial College di Londra e dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Da quel fronte assai più che dalle nostre passeggiate viene il rischio di una recrudescenza globale.

Il modello ICL / WHO utilizza dati disponibili sulla mortalità, provenienti dalla Cina, che suppongono livelli di assistenza medica siano disponibili sarebbero disponibili altrove. Ma la situazione, in moltissime aree, è molto peggiore.

“Una taglia non va bene per tutti: occorre mitigare COVID-19 in contesti umanitari”.

Il distanziamento è inapplicabile nella maggior parte dei contesti umanitari, sono necessari approcci locali – c’è una doppia emergenza

  • La Siria nord-orientale ha solo 28 letti di terapia intensiva e 11 ventilatori negli ospedali identificati per mettere in quarantena e trattare i casi COVID-19. Nel nord-ovest della Siria ci sono solo 105 letti in terapia intensiva e 30 ventilatori per adulti. Nell’altra parte della Siria settentrionale, lo scorso anno ci sono stati 85 attacchi alle strutture sanitarie e il paese probabilmente vedrà un’ulteriore instabilità se vedremo attori come l’ISIS capitalizzare sul caos per guadagnare terreno.
  • In Venezuela, la lunga crisi economica e umanitaria ha costretto più della metà dei medici a lasciare il Paese e il 90% degli ospedali ha già dovuto affrontare carenze di medicine e forniture critiche.
  • In Sud Sudan, 12 milioni di abitanti, il 65% vive di assistenza umanitaria ed ha solo 4 ventilatori e 24 unità di terapia intensiva e fronteggia la carestia con movimenti limitati, instabilità economica, riduzione del lavoro agricolo e alti livelli preesistenti di malnutrizione e insicurezza alimentare cronica.
  • Inoltre, i campi profughi in paesi inclusi nell’analisi come la Siria, la Grecia e il Bangladesh sono in alcune delle aree più densamente popolate del mondo – fino a 8,5 volte più densamente popolate della nave da crociera Diamond Princess, dove la trasmissione del virus era fino a quattro volte più veloce rispetto a Wuhan, in Cina.

David Miliband, Presidente e CEO dell’International Rescue Committee, organizzazione promossa da Albert Einstein nel 1933 ha dichiarato: “Questi numeri dovrebbero servire da campanello d’allarme: il peso pieno, devastante e sproporzionato di questa pandemia deve ancora essere sentito nel mondo più fragile e devastato dalla guerra. Abbiamo un finestra critica di tempo per costruire una solida risposta preventiva alle prime fasi di COVID-19 in molti di questi paesi e prevenire un’ulteriore perpetuazione di questa epidemia a livello globale”.

I donatori stanzino urgentemente finanziamenti flessibili per gli sforzi in prima linea, delle ONG già posizionate per aumentare lo sforzo e servire i più vulnerabili. Ciò richiede un accesso coerente ai dispositivi di protezione individuale, test e isolamento di tutti i casi sospetti, unità di isolamento e stazioni di lavaggio delle mani. Donatori, attori della risposta e governi devono collaborare per rimuovere qualsiasi ostacolo all’assistenza umanitaria, adattando le restrizioni per garantire l’accesso a forniture e attrezzature COVID-19, cibo e altri beni di base, nonché servizi sanitari, di protezione e di sostentamento.

Non è altruismo locale è prevenzione globale.

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